C’è la crisi, inquiniamo di meno

In Italia e in Europa si riducono le emissioni di CO2, ma nel mondo aprile è stato un mese record: quasi 400 parti per milione. Per Nature sono addirittura a rischio i nutrienti di cereali e legumi: un’altra finestra aperta per gli OGM?

La storia della CO2, la temibile anidride carbonica (o biossido di carbonio) responsabile dell’effetto serra, si arricchisce non di una, bensì di tre notizie. La prima è una notizia in positivo, nel senso che in Italia, e pure in buona parte d’Europa, la crisi economica ha prodotto, s’intende al netto dei disastri sociali e del crollo dell’occupazione, anche un drastico calo delle emissioni. Quello che già a naso si poteva intuire, e cioè gli effetti sull’ambiente della ridotta produzione industriale e dunque anche dei ridotti  consumi energetici (è dal 2008 in verità che consumiamo meno petrolio), è stato difatti calcolato dal punto di vista scientifico dall’Ispra, l’Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale, secondo cui nel nostro paese le emissioni in atmosfera di CO2 sono diminuite del 5,4% in un solo anno dal 2011 al 2012, dunque mica poco. E, rispetto al 1990, l’anno di riferimento per il protocollo di Kyoto, la diminuzione è stata addirittura dell’11,4%.

Una bella accelerata quindi anche al rispetto degli accordi internazionali, anche se prima di battere le mani ci penseremmo non una ma dieci volte. Non solo perché gli effetti della crisi come s’è detto non si misurano solo con il bilancino delle emissioni inquinanti in atmosfera, ma anche perché se l’Europa decelera dal punto di vista energetico, non è che nel resto del mondo, e in particolare nei paesi emergenti a cominciare dalla Cina, si faccia altrettanto, anzi. Lo dimostra la seconda notizia di giornata, diffusa dal WWF e confermata dall’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), per i quali la concentrazione media di CO2 in atmosfera ha battuto il mese scorso tutti i record planetari sfiorando le 400 parti per milione. Non era mai successo. Più o meno nello stesso anno in cui l’Italia ha abbassato le emissioni del 5,4%, parliamo del 2010-2011, la Cina le ha aumentate per esempio del 9,3%, e l’India a ruota dell’8,7. E pazienza se a livello pro capite, come sostiene l’Agenzia internazionale dell’energia, cinesi e indiani inquinano di meno rispetto al livello medio dei Paesi OCSE.

E la terza notizia sulla CO2? Ancora peggiore della precedente. Secondo un fresco studio pubblicato dalla rivista Nature, difatti, all’aumentare delle emissioni si registra nientemeno che un abbassamento dei poteri nutrizionali del cibo che mangiamo, soprattutto grano e riso (ma anche legumi) i cui livelli di zinco, ferro e proteine potrebbero abbassarsi, secondo i ricercatori, entro il 2050 di un significativo 10%. Strano studio, quello di Nature. D’accordo le previsioni fosche sui cambiamenti climatici in corso, ma qui si avverte qualcosa di più. Intanto perché la CO2 rappresenta una minaccia per la salute più nelle città che nelle campagne dove notoriamente si coltiva il cibo. Secondo, perché se parliamo di perdita di nutrienti, minerali, eccetera, ci sarebbero cose molto più importanti da controllare che non la quantità di anidride carbonica, e cioè per esempio lo stato dei terreni in cui vengono effettuate le coltivazioni. Non risulta che in campi coltivati biologicamente, o con metodi biodinamici, o comunque con un rispetto e un attenzione diversa al territorio agricolo, si registrino fenomeni del genere, anzi. Ma questo Nature ovviamente non lo dice. Né, in verità, lo studio pubblicato tira le somme e propone soluzioni. Però alcune si possono già intuire. Quali? Be’, per esempio quello di aumentare artificialmente la presenza dei micronutrienti, additivando gli alimenti con minerali aggiunti, integratori, eccetera, per compensare il calo. O magari, sai mai, creandone apposta con opportune modifiche genetiche. Un’altra finestra aperta per gli OGM?

Informazioni su Furio Stella

Giornalista, nato nel 1957 a Trieste, morto il 14 ottobre 2014. Ha lavorato a “Il Mattino di Padova”, di cui è stato vicecaposervizio del settore Sport, dal 1978 al 2013. Inviato del gruppo l’Espresso ai Mondiali di calcio 1990, ha collaborato con la Rai, “La “Stampa” e “Il Giorno”. Ha lavorato anche a “Il Centro di Pescara” e a “L’Alto Adige di Bolzano”. Nel 1995 ha fondato l’edizione italiana di “Nexus” di cui è stato direttore fino al 2004. Dal 2008 si occupa di “Effervescienza”, l’inserto scientifico del mensile “Biolcalenda”. Ha pubblicato la raccolta di racconti La casa dei molini a vento (Edizioni Andromeda, 2008) e il romanzo Il cameriere di Rocco (Edizioni La Torre ,2012). Ha scritto in collaborazione anche due libri sul calcio Padova, La vecchia signora di provincia (con Cellini e Trivellato, Edizioni Tipopadova 1980) e Calcio Padova 1910-2010, un sogno lungo un secolo (a cura di Toni Grossi, Il Mattino di Padova 2010).

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