L’informazione ai tempi dell’autismo

Celebrata la Giornata mondiale, l’assillo è uno solo: «I vaccini non c’entrano». Intanto la malattia aumenta: in Italia colpiti 600 mila bambini. Genitori, studi scientifici, leggi dello Stato e sentenze di tribunali accusano, con loro c’è persino il Nobel Montaigner

Tra le tante iniziative promosse in occasione della Giornata mondiale dell’autismo, celebrata il 2 aprile scorso, è mancata l’iniziativa più importante di tutte: l’informazione. Perché davanti a una malattia che possiede ormai una forza epidemica, e che negli ultimi trent’anni è aumentata in maniera esponenziale su tutto il pianeta (nel 1980 colpiva un bambino su 2000, adesso siamo nell’ordine di uno su 100-150, e negli USA addirittura uno su 50-80), uno vorrebbe sapere prima di tutto il  perché.

E invece niente. Sui canali ufficiali s’è sentito solo un vago bisticcio sui dati in Italia, c’è chi diceva 1 su 100, un altro 1 su 300, con stime che si aggirano sulle 500-600 mila famiglie coinvolte. E quanto al nostro benemerito Ministero della Salute, il primo che le informazioni avrebbe dovuto darle, è stato come andare di notte: provate voi a chiedere quanti sono, in Italia, i bambini risarciti per danni da vaccino, quanti per autismo, o se c’è stato un aumento delle domande negli ultimi anni. Mesi di attesa per sentirsi rispondere: «Non lo sappiamo, o non abbiamo i dati». Eh sì, t’immagini: se ne occupano da vent’anni e non sanno neanche questo! Sicchè alla fine l’unica vera informazione sull’argomento è stata l’assoluzione, completa e totale, delle vaccinazioni come possibile causa dell’autismo. Un assillo di molti, evidentemente. «Allarmismi ingiustificati a livello scientifico», hanno ripetuto dall’alto, indicando al massimo generiche “cause ambientali su base genetica”, come dire tutto e niente. O addirittura inventandosi che l’aumento delle statistiche dipende solo dalle migliorate capacità diagnostiche (bum!). E sono gli stessi, si badi bene, che vent’anni fa appioppavano ancora all’autismo la famosa lettura di tipo psicologico, ve la ricordate?, quella della mamma freezer incapace di amare, con tutto il peso delle colpevolizzazioni (alle madri dei bambini autistici s’intende) che vi lasciamo immaginare.

Ma davvero le vaccinazioni non c’entrano neanche un pochettino? Be’, forse bisognerebbe andarlo a dire ai genitori dei bambini che i sintomi della malattia hanno iniziato a notarli  subito dopo le prime vaccinazioni, e li hanno visti poi aggravarsi con quelle successive. O magari far finta di non avere letto i (molti) studi scientifici che mettono in guardia contro i rischi di un’iperstimolazione dei sistemi immunitari, specie ancora immaturi come quelli dei bambini nei primi mesi di vita. O ancora di aver dimenticato che anche nella scienza ufficiale si sono levate innumerevoli voci fuori dal coro, a cominciare per esempio da quella del premio Nobel Luc Montaigner (lui, lo scopritore dell’Aids) secondo cui, citiamo tra virgolette, «i vaccini andrebbero assunti solo dai soggetti davvero a rischio». Senza contare, tra gli altri indizi, che in Italia, di leggi contro i danni da vaccinazioni ce ne sono non una, la 210 del 1992,  ma addirittura due (dal 2005 c’è anche la 229 che prevede indennizzi aggiuntivi: i danneggiati che usufruiscono di entrambe sono circa 800); che per le “persone decedute o rese disabili dalla malattia” lo Stato italiano ha addirittura istituito una giornata della memoria che si celebra il 29 ottobre di ogni anno; e che pure non mancano nemmeno le sentenze di giudici che si sono pronunciati chiaramente a favore dei bambini lesi, quantomeno con la formula del tipo “non si può escludere che”, formula che possiede in sè più rigore scientifico di tante altre frescate lette in settimana. E che infine, sempre parlando di stranezze, anche chi difende a spada tratta le vaccinazioni potrebbe forse porsi qualche legittimo interrogativo per il fatto che nel nostro paese, unico al mondo, le vaccinazioni previste, fra obbligatorie e consigliate, sono addirittura 17. Un po’ troppe, non vi pare?

Ma no, non è colpa delle vaccinazioni se i bambini si ammalano sempre più. Lo dice la scienza, e dunque tanto basta. Che poi la scienza (e gli scienziati) siano un po’ troppo spesso, come dire?, al guinzaglio di Big Pharma e degli astronomici interessi del mercato dei vaccini, anche questo dovrebbe essere noto. Ve lo ricordate o no il caso clamoroso che vide coinvolto l’ex ministro della Sanità,  Francesco De Lorenzo,  ritenuto colpevole di essersi fatto dare 600 milioni dal presidente dell’azienda belga Smith Kline Bechaam che produceva il vaccino per l’epatite (reso obbligatorio all’epoca) per dei “favori” mai precisati? Noi sì. Il ministro fu condannato, i vaccini sono ancora là. E guai a chi li tocca.

Informazioni su Furio Stella

Giornalista, nato nel 1957 a Trieste, morto il 14 ottobre 2014. Ha lavorato a “Il Mattino di Padova”, di cui è stato vicecaposervizio del settore Sport, dal 1978 al 2013. Inviato del gruppo l’Espresso ai Mondiali di calcio 1990, ha collaborato con la Rai, “La “Stampa” e “Il Giorno”. Ha lavorato anche a “Il Centro di Pescara” e a “L’Alto Adige di Bolzano”. Nel 1995 ha fondato l’edizione italiana di “Nexus” di cui è stato direttore fino al 2004. Dal 2008 si occupa di “Effervescienza”, l’inserto scientifico del mensile “Biolcalenda”. Ha pubblicato la raccolta di racconti La casa dei molini a vento (Edizioni Andromeda, 2008) e il romanzo Il cameriere di Rocco (Edizioni La Torre ,2012). Ha scritto in collaborazione anche due libri sul calcio Padova, La vecchia signora di provincia (con Cellini e Trivellato, Edizioni Tipopadova 1980) e Calcio Padova 1910-2010, un sogno lungo un secolo (a cura di Toni Grossi, Il Mattino di Padova 2010).

3 pensieri su “L’informazione ai tempi dell’autismo

  1. Lei è, scientificamente parlando, un minus habens. Ovvio che li notano subito dopo, è perchè in quel periodo compaiono i primi sintomi. Aumentano le diagnosi perchè se ne sa sempre di più ed i i DSA che prima venivano ignorati oggi compaiono. Lei dovrebbe avere la decenza di vergognarsi.

    1. A vergognarsi dovrebbe essere lei, e non solo per il linguaggio offensivo che usa, tipico delle persone meschine che usano la tastiera per i loro ridicoli sfoghi di pancia o per veicolare messaggi disinformativi da bar Sport. Mi vengono i brividi a pensare che lei sia un dottore, e a che razza di informazione possa fornire ai suoi (spero pochi) pazienti. Le consiglio vivamente di informarsi meglio, magari da uno dei genitori che vivono quotidianamente il problema dell’autismo o dei suoi molti colleghi impegnati in prima linea e che possiedono, oltre a una maggiore conoscenza dell’argomento, una mente un tantino più aperta della sua. Se vuole qualche riferimento non ha che da chiedere, magari con un po’ più di educazione che non le guasterebbe affatto!
      Furio Stella

  2. Prendiamo atto che il Dott. Rampazzo è più preparato e ferrato sull’argomento del Premio Nobel Montaigner!?! Aspettando la cerimonia di premiazione del Nobel al Dott. Rampazzo sarebbe comunque consigliabile allo stesso investire parte dei soldi del premio in un corso di buone maniere ed educazione!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

code