Fluoro dall'atomica ai dentifrici

Fluoro dall’atomica ai dentifrici

Me ne sono già occupato in passato, ma l’argomento è così delicato e importante che è necessario proporlo ancora: mi riferisco al fluoro e ai suoi derivati.

Il fluoro è un alogeno esattamente come il cloro, ed è il più elettronegativo degli elementi: reagisce facilmente con la maggior parte di essi. Si tratta di un gas giallo verdastro estremamente tossico, corrosivo e dall’odore molto penetrante.

In natura si trova nei minerali quali fluorite, criolite, fluoroapatite e sotto forma di fluoruri, si trova nelle acque, negli organismi vegetali, nello scheletro e nei denti degli animali, uomo incluso.

La triste storia del fluoro è legata indissolubilmente a quella della bomba atomica e questo dovrebbe farci riflettere su quanto pericolosa è questa sostanza…

Il progetto industriale più importante legato alla chimica del fluoro è stato infatti il tristemente noto “Progetto Manhattan”, dal quale venne realizzata la bomba nucleare poi collaudata sulla testa di milioni di ignari giapponesi.

La Du Pont, che ritroveremo anche dopo, sperimentò a livello industriale nel 1943 una serie di processi per la concentrazione e separazione dell’uranio 235 dall’uranio 238. Questo perché l’uranio si trova in natura sotto forma di due isotopi: il 235 e il 238. Solo l’uranio 235 però serve per la produzione della bomba atomica ed esso è soltanto lo 0,72% del totale.

Attraverso l’utilizzo dell’acido fluoridrico e del fluoro ad alte temperature si produce l’esafluoruro di uranio e da questo si possono separare facilmente i due isotopi.

Le necessità belliche (chiamasi follia dell’uomo), portarono alla produzione di migliaia di tonnellate di fluoro e acido fluoridrico.

Queste andavano in qualche maniera smaltite…

Lo smaltimento di questi rifiuti altamente tossici e molto pericolosi per la salute costava e costa tantissimo, da qui il colpo di genio delle forze oscure in gioco.

Perché non far credere al gregge non pensante che il fluoro e i suoi derivati non sono pericolosi per la salute, anzi, sono utili?

Così facendo ditte come la Du Pont, l’impero dei Rockefeller e pochi altri, invece di spendere enormi quantità di soldi per lo smaltimento, ci guadagnarono tantissimo.

Dire geni (del male) è un eufemismo!

In pratica hanno smaltito i rifiuti direttamente sulla popolazione!

I primi composti fluorurati a trovare utilizzo tra i cittadini sono stati i clorofluorocarburi (CFC) all’interno dei frigoriferi, imputati poi di danneggiare lo strato di ozono.

Poi, grazie ad una ben orchestrata campagna mediatica sono riusciti a farci credere che il fluoro protegge i denti e così lo hanno inserito nelle acque e in tutti i dentifrici della grande distribuzione.

Il lavaggio del cervello è stato così ben orchestrato che lo scrivono a caratteri cubitali nelle confezioni, come se fosse un valore aggiunto.

E’ certamente un valore aggiunto, ma per l’industria bellica e per quella sanitaria, visto che tale sostanza avvelena!

Altri utilizzi del fluoro un po’ meno nobili, ma assai redditizi per l’industria della chimica, sono i pesticidi, diserbanti, fosfati per uso agricolo e tristemente noti gas nervini come il Soman (metilfosfofluoridato) dieci volte più tossico del Sarin (prodotto dalla nazista IG Farben).

Oggi il fluoro è alla base anche di moltissimi farmaci di sintesi.

Il fluoro metilprednisolone (desametazone) è un cortisonico molto potente; troviamo anche i corticosteroidi fluorurati come il fluazacort, flumetasone, fluocortin, diflorazone, flucinolide, fluocortolone. Si trova altresì negli ipocolesterolizzanti e ipotrigliceridemizzanti.

E’ contenuto anche in molti psicofarmaci usati come ansiolitici, nel tranquillante Roipnol, nei derivati benzodiasepinici ad azione ipnotica (flurasepan, flunitrazepan) e negli antidepressivi come la fluoxetina meglio nota come Prozac.

Quali sono i rischi per la salute?
I composti del fluoro danneggiano il sistema nervoso centrale causando cambiamenti comportamentali e deficit cognitivi.

Queste informazioni erano note sia al governo statunitense che al regime nazista di Hitler, i quali non a caso finanziarono progetti per la fluorizzazione delle acque dei Paesi conquistati. Il motivo in questo caso non era esattamente quello di proteggere la dentatura, ma semmai rendere le persone docili al controllo…

Margaret Thatcher, il primo ministro donna più famosa in Inghilterra, aveva una laurea in chimica e fece fluorare l’acqua dei rubinetti dell’Irlanda del nord…

I fluoruri sono neurotossici per lo sviluppo, nel senso che il fluoro attacca il sistema nervoso del feto in sviluppo a dosi che non risultano tossiche per la madre. Tale neurotossicità si manifesterebbe come un abbassamento del quoziente d’intelligenza e cambiamenti comportamentali.

I rischi al cervello secondo il National Research Council si hanno già con livelli bassissimi come 1 ppm (1 parte per milione). A queste dosi irrilevanti si possono produrre deficienze di apprendimento e difficoltà di concentrazione.

Inoltre la fluorizzazione delle acque mostra una correlazione positiva con l’incremento delle fratture all’anca (ne riduce la resistenza) e con il calo della fertilità nell’uomo.

Il fluoro inibisce o comunque altera l’azione di una lunga lista di enzimi importanti per il metabolismo, per l’accrescimento e la regolazione cellulare. Questo perché lo ione fluoruro è molto affine a metalli come calcio, magnesio, manganese e ciò lo rende un inibitore molto attivo verso i sistemi enzimatici che utilizzano questi minerali.

I rischi per la ghiandola tiroidea sono altissimi perché il fluoro agisce da distruttore endocrino oltre alla sua azione antagonista nei confronti dello iodio.

Tra i tantissimi disastri firmati fluoro, ci sono anche i poco conosciuti PFAS, i composti perfluoroalchilici.

A tal proposito abbiamo chiesto informazioni al dottor Vincenzo Cordiano, medico responsabile della sezione di Oncoematologia dell’Ospedale di Valdagno (VI).

Uno dei primi medici a segnalare il gravissimo problema di queste sostanze e oggi gestisce il portale www.nopops.it dedicato a tale argomento.

Dottor Cordiano cosa sono i PFAS?

I composti perfluoroalchilici (PFAS) sono molecole di sintesi (composti fluorurati) prodotte fin dal 1950.

I membri più noti della famiglia dei PFAS sono il PFOS e il PFOA.

Le loro principali caratteristiche chimico-fisiche sono la oleo e idro-repellenza, sono particolarmente resistenti all’idrolisi, alla fotolisi e alla degradazione microbica, quindi non assorbono acqua, olio o grasso. Queste proprietà li rendono ideali per impermeabilizzare qualsiasi materiale, dai tessuti, ai tappeti, alla carta, alle pentole, ai contenitori e rivestimenti per alimenti.

Il rovescio della medaglia di queste loro caratteristiche è la tendenza ad accumularsi, a persistere nell’ambiente e al bioaccumulo. Sono così micidiali che non è prevedibile infatti una riduzione dell’entità dell’esposizione umana ai PFAS nel prossimo futuro, sia per la loro diffusione sia perché sono difficilissimi da degradare e distruggere.

Si trovano nel rivestimento delle pentole antiaderenti (Teflon®), nei coloranti di pelli, negli impermeabili, nella carta da forno, nei dentifrici, negli shampoo, nella cromatura dei metalli, negli stampi per dolci, nella schiuma antincendio, nei pesticidi e insetticidi, ecc.

Un’altra famosa applicazione è il Gore-Tex®, materiale resistente, impermeabile, impiegato nella realizzazione di abbigliamento tecnico-sportivo e articoli medicali e sanitari, come protesi vascolari, valvole cardiache, fili di sutura e in chirurgia estetica.

I PFAS possono contaminare le falde acquifere o le acque superficiali utilizzate per l’alimentazione umana provenendo da fonti diverse.
Le fonti inquinanti più importanti sono i siti di produzione e nel Nord Est è soltanto la Miteni spa di Trissino in provincia di Vicenza a produrli, e i siti di utilizzo: industrie tessili e conciarie. Altre fonti di inquinamento sono gli impianti di trattamento dei rifiuti (domestici, urbani, industriali) o quelli di smaltimento delle acque di scolo stradali e piovane; le schiume antincendio che rimangono nell’ambiente dopo l’uso; l’applicazione sul suolo agricolo di ammendanti ricavati dal trattamento di reflui fognari urbani, dal biodigestato delle centrali a biomassa o da rifiuti industriali contaminati.

Come i PFAS penetrano nell’organismo?

Queste sostanze penetrano nell’organismo umano attraverso l’aria inspirata, la polvere di casa, l’acqua potabile ed altre bevande. Ma una delle vie principali di esposizione continua e persistente è l’alimentazione. Elevate concentrazioni di composti perfluoroalchilici sono state osservate in soggetti che consumano elevate quantità di pesce, di carne rossa e grassi animali, merendine e prodotti da forno.

Come siamo messi in Veneto?

La zona interessata dall’inquinamento (vedere mappa) coinvolge le province di Vicenza, Verona e Padova e una popolazione di oltre 300 mila abitanti. I limiti obiettivo imposti dalla Regione Veneto su indicazione dell’Istituto Superiore di Sanità sono risultati superati in trenta comuni.

Quali sono i rischi e i danni per la salute pubblica?

Queste sostanze sono classificate come cancerogene di classe 2b e hanno attività di interferenti endocrini. Cancerogeni di classe 2b significa che sono sicuramente cancerogeni per il mondo animale e probabilmente lo sono anche per gli uomini. Il probabilmente è d’obbligo perché non ci sono studi scientifici in merito, sembra non ci sia molto interesse a studiare queste sostanze…

La sezione Isde di Vicenza ha compiuto uno studio in collaborazione con alcuni esperti dell’istituto tumori di Milano e dell’Enea, incrociando i dati relativi alla dichiarazione di morte secondo le schede Istat con i dati dell’Arpav relativi alle concentrazioni dei PFAS nelle acque potabili di 21 comuni del Veneto.

Lo studio ha evidenziato un eccesso di mortalità negli anni 1980-2010 per diabete, infarto, linfomi ed altre malattie nei comuni con livelli di PFAS superiori a 500 ng/L (Montagnana, Bagnolo di Po, Bonavigo, Bevilacqua, Albaredo D’Adige, Cologna Veneta, Minerbe, Agugliaro, Sarego, Lonigo, Pojana Maggiore, Cartigliano, Casale sul Sile) rispetto a quelli con PFAS uguali a zero.

Per quanto riguarda le conseguenze sulla salute gli effetti tossici più osservati sono: basso peso alla nascita; alcuni tumori (cancro del rene, della prostata, della mammella, della vescica, linfomi e leucemie); diabete; ipercolesterolemia; ictus cerebrale, infarto, ipertensione arteriosa, aumento dell’acido urico, colite ulcerosa, malattie della tiroide; riduzione degli spermatozoi nel maschio, infertilità maschile e femminile.

Un dato molto preoccupante se fosse confermato è il notevole aumento dell’incidenza del cancro della mammella nei maschi a conferma dell’attività di interferenza endocrina dei PFAS.

Un meritato ringraziamento va al dottor Cordiano per il coraggio nel lavoro di informazione e sensibilizzazione pubblica.

Siamo circondati da centinaia di migliaia di sostanze chimiche: le respiriamo, le mangiamo, le beviamo, le spalmiamo sulla nostra pelle, e addirittura, per non farci mancare nulla, ce le facciamo pure iniettare (vaccini)…

Questo articolo non ha nessuna pretesa di scientificità, il senso è solo quello di togliere un po’ di polvere depositatasi sopra l’odierna situazione. Una situazione allarmante visto che: le industrie chimiche continuano indisturbate a fare il bello e il cattivo tempo inquinando ed immettendo nell’ambiente sostanze tossiche, mentre gli enti che dovrebbero controllarle, salvaguardando e proteggendo l’ambiente e la salute pubblica fanno orecchie da mercante, girandosi dall’altra parte; la classe medica, quando va bene ignora il problema, quando va male lo ridicolizza e intanto la gente continua a morire di cancro e malattie cronico-degenerative più di prima!

Informazioni su Furio Stella

Giornalista, nato nel 1957 a Trieste, morto il 14 ottobre 2014. Ha lavorato a “Il Mattino di Padova”, di cui è stato vicecaposervizio del settore Sport, dal 1978 al 2013. Inviato del gruppo l’Espresso ai Mondiali di calcio 1990, ha collaborato con la Rai, “La “Stampa” e “Il Giorno”. Ha lavorato anche a “Il Centro di Pescara” e a “L’Alto Adige di Bolzano”. Nel 1995 ha fondato l’edizione italiana di “Nexus” di cui è stato direttore fino al 2004. Dal 2008 si occupa di “Effervescienza”, l’inserto scientifico del mensile “Biolcalenda”. Ha pubblicato la raccolta di racconti La casa dei molini a vento (Edizioni Andromeda, 2008) e il romanzo Il cameriere di Rocco (Edizioni La Torre ,2012). Ha scritto in collaborazione anche due libri sul calcio Padova, La vecchia signora di provincia (con Cellini e Trivellato, Edizioni Tipopadova 1980) e Calcio Padova 1910-2010, un sogno lungo un secolo (a cura di Toni Grossi, Il Mattino di Padova 2010).

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