Effervescienza 120 - Pericoli in rete

Pericoli in rete

Internet è strumento molto importante e utile, se usato correttamente. Quando però lo strumento da mezzo diventa il fine, allora gli effetti collaterali possono essere allucinanti.

I principali rischi per gli internauti, per così dire non “scafati”, vanno dal cyberbullismo all’adescamento on-line, alla pornografia e pedopornografia, alla dipendenza vera e propria da internet, ai messaggi a sfondo sessuale (sexting), a quelli offensivi e minacciosi, alle richieste di sesso online. Per non parlare di tutto il mondo delle fake news, o della privacy che letteralmente sparisce quando ci colleghiamo alla rete con un computer…

Non tutti sono a conoscenza, soprattutto i genitori, che il bullismo online detto “cyberbullismo” è un problema in crescita pandemica.

Con questo termine s’intendono quelle azioni aggressive eseguite attraverso sms, immagini o video, chiamate telefoniche, e-mail, ecc., da qualcuno con lo scopo di far del male o di danneggiare una persona. L’impatto che questo può avere sulla psiche di un ragazzo debole può essere devastante.

L’adescamento online (online grooming) è invece il tentativo di un pervertito adulto di avvicinare un minore tramite messaggi, inizialmente innocui, per ottenere la sua fiducia. Una volta instaurato un certo tipo di rapporto, le tematiche scivolano lentamente verso il sesso, per giungere allo scambio di foto e video e all’incontro vero e proprio. I pedofili utilizzano molti di questi sistemi.

Anche la dipendenza da internet è diventata un problema abnorme, nonostante sia poco pubblicizzato.

La Rete, i social e le varie piattaforme che intasano il web sono pensate e strutturate per creare dipendenza psicologica (vedi il “like”, meglio noto come “mi piace”) con conseguenti danni psichici e funzionali per il soggetto.

Si è persino scomodata la psichiatria che ha etichettato questo nuovissimo disturbo con IAD, “Internet Addiction Disorder”, che si manifesta sotto forma di sintomi da astinenza.

Il caso degli Hikikomori è emblematico. Lo strano temine giapponese significa “stare in disparte” e al momento in Giappone ci sono 500.000 casi accertati, che però secondo le associazioni che se ne occupano potrebbero arrivare addirittura a un milione, cioè l’1% dell’intera popolazione nipponica! Nonostante sia un fenomeno incredibilmente vasto e in crescita anche da noi in Italia, nessuno ne parla. Ma di cosa si tratta? Gli hikikomori sono ragazzi molto intelligenti ma caratterialmente timidi e introversi che di fronte alle difficoltà della vita preferiscono chiudersi a riccio isolandosi, in una auto-reclusione totale in cui l’unico legame con il mondo esterno diventa il computer e Internet! Giovani asociali che non escono mai da casa, vivendo una falsa vita proiettata nel mondo virtuale.

In un mondo bipolare come il nostro però, a far da contraltare all’isolamento patologico degli hikikomori, ci pensano le “Candy Girl”. Si tratta di ragazze minorenni, anche bambine, che adottano in Rete atteggiamenti spregiudicati, spesso totalmente inconsapevoli delle conseguenze.
In pratica barattano proprie foto di nudi e video porno in cambio di soldi e/o ricariche del cellulare.

Tutto viene vissuto come un semplice gioco innocente, che però da una parte sostiene il mercato della pedopornografia e dall’altra aumenta il rischio di violenza sessuale reale.

A proposito di sesso, il “sexting” è l’invio di messaggi sessualmente espliciti e/o immagini inerenti al sesso, principalmente tramite il cellulare, ma anche tramite internet.

L’inesistente privacy

In internet la privacy non esiste. Nonostante le leggi italiane ed europee, il pc e gli smartphone sono strumenti principali di controllo sociale, in grado di monitorare e tracciare tutto e tutti costantemente.

Per ogni pagina web visitata vengono lasciate delle tracce del nostro passaggio. Miriadi di dati e informazioni personali (quello che acquistiamo, le preferenze politiche, religiose, sessuali, la musica che amiamo, ecc.) che diventano preziosi come l’oro per i giganti del web (Big Data).
I Padroni del mondo sono coloro che gestiscono questa mole di dati, ecco perché Big Data incarna perfettamente la strega che vuole mangiarsi i due fratellini persi nel bosco.

Pericolo fake news

Sulle cosiddette Fake News il tema è caldissimo. Nel cyberspace una notizia falsa veicolata ad arte dai media mainstream può aprire ampi dibattiti politici e influenzare l’esito di una tornata elettorale, o innescare sommovimenti popolari. Inoltre, delle falsità possono massacrare la reputazione di una persona.

Ricordiamo che “fake news” è una etichetta inventata dall’establishment per essere appiccicata a tutte quelle notizie che vanno fuori dal binario, e cioè dal paradigma riconosciuto…

Applicazioni pericolose

Le applicazioni per il cellulare sono migliaia. Ogni giorno ne vengono create di nuove per una infinità di scopi. Alcune di queste possono essere potenzialmente deleterie, come Tik-Tok.

Si tratta di un social network cinese che sta crescendo però a livello planetario. Stiamo parlando della terza app più usata al mondo nel 2018.

In pratica questa app permette di “incarnare in playback le tue canzoni preferite, i tuoi video, fare sketch, doppiare film, ecc.”. La sua arma è la “sfida settimanale”, come per esempio la “Shoe Challenge” che consiste nel provare il maggior numero di scarpe e vestiti in 15 secondi, tutto rigorosamente a tempo di musica. Questo è un modo intelligente e persuasivo di fidelizzare il pubblico bloccandolo nella piattaforma per più tempo possibile. Lo scopo è farli rimanere connessi e infatti molti bambini e adolescenti sono diventati dipendenti.

Un altro insidioso pericolo è instillare l’incessante ricerca di essere perfetti nel fisico e piacere agli altri: tutto è orchestrato per esporre il proprio corpo, le forme e la propria intimità. Il canone di bellezza di Tik-Tok sono le ragazzine magre dai capelli lunghi neri, labbra carnose, che svestite danzano sensualmente cercando di imitare le loro cantanti preferite.

Ragazze (o bambine) giovanissime anche di 9 e 10 anni!

I pericoli sono enormi e gravissimi, partendo dai pedofili che sguazzano quotidianamente in simili social per adescare qualche bambina o bambino. Per non parlare del cyberbullismo onnipresente: le ragazze che non hanno il physique du role vengono massacrate con parole offensive (“sei grassa”, “fai schifo“, “vergognati“, “ucciditi“, ecc.) dagli altri utenti.

Infine Tik-Tok contiene pornografia, nudità e violenza.

Adolescenti sempre più schiavi della rete

Una recente indagine intitolata: “Tempo del web. Adolescenti e genitori online”, realizzata da SOS Telefono Azzurro Onlus in collaborazione con Doxakids, e presentata a Milano l’8 febbraio in occasione del “Safer Internet Day” (SID), la Giornata mondiale per la sicurezza in rete promossa dalla Commissione Europea, mostra un quadro a dir poco allucinante.

La ricerca è stata condotta su 600 ragazzi dai 12 ai 18 anni e 600 genitori dai 25 ai 64 anni.

Adolescenti sempre più dipendenti da social e smartphone.

Il 17% dei ragazzi intervistati dichiara di non riuscire a staccarsi da cellulare e dai social; ben 1 su 4 (25%) è sempre online, quasi 1 su 2 (45%) si connette più volte al giorno.

Dati assai preoccupanti che però raggiungono la follia quando si legge che il 21% (1 su 5) dei giovani soffre di “vamping”, cioè si sveglia in piena notte per controllare i messaggi arrivati sul proprio cellulare!

Circa il 78% (4 su 5) chattano continuamente su piattaforme come WhatsApp.

Online prima dei 13 anni e lo smartphone a 11

Uno degli allarmi lanciati dalla ricerca è quello dell’età in cui gli adolescenti italiani accedono alla Rete. Quasi la metà (48%) dichiara di essersi iscritto a Facebook prima dei 13 anni, età minima consentita per poterlo fare, mentre il 71% riceve in regalo dai premurosi genitori uno smartphone a 11 anni.

Consideriamo che di media le chiavi di casa arrivano attorno ai 12 anni!

Ma se i ragazzi hanno una dipendenza evidente, non sono da meno i genitori.

Quattro intervistati su 5 tra gli adulti dichiarano di usare i social per comunicare quotidianamente con i propri figli: 68% WhatsApp, 18% altre chat. Anche tra gli adulti la percentuale di “vamping” è impressionate: 1 su 4 (il 22%).

Sessualità, pedopornografia e cyberbullismo

Il 73% dei ragazzi intervistati (4 su 5) dichiarano di frequentare costantemente siti pornografici e addirittura il 28% di loro teme di diventarne dipendente. Poco più del 10% (1 su 10) conosce qualcuno che ha fatto “sexting”, cioè si è scambiato messaggi e/o immagini sessualmente espliciti.

Secondo la ricerca in questione, il 12% ha dichiarato di essere stato vittima di cyberbullismo, mentre il 32% ha paura di subirlo, e il 30% teme il contrario: postare qualcosa che offenda qualcuno senza accorgersene.

Generazione Digitale

La chiamano iGen o “Generazione Digitale” o anche “Generazione Google” ed è la generazione dei nati dopo il 1995, diciamo dopo l’anno 2000, quando la Rete si è aperta agli usi commerciali.
Sono i ragazzi cresciuti con in mano non una fionda, ma un iphone.

Al contrario dei cosiddetti “millennials” (nati tra il 1981 e il 1995) che almeno sono riusciti a conoscere una realtà analogica prima dell’avvento degli schermi piatti, gli adolescenti odierni vivono una vita immersa in un mondo inesistente, proiettato dentro uno schermo connesso alla Rete.

I social e la riprogrammazione del cervello

Il livello di attenzione negli ultimi anni è stato ridotto drasticamente.

Oggi infatti si scorrono le videate di facebook, Instagram ecc. ad una velocità pazzesca, e di solito in circa 3 secondi dopodichè si cambia.

Questo indubbiamente porta ad una riprogrammazione del cervello.

Tutta la comunicazione delle aziende, la pubblicità è pensata per attirare l’attenzione in 3 secondi al massimo, quindi devono chiaramente fare leva sulle emozioni primarie, quelle più basse come la paura e l’eccitamento sessuale!

Questo martellamento costante, questo fiume di stimoli a ripetizione rende le persone incapaci di stare fermi a pensare, e aumenta i disturbi di attenzione, la perdita di memoria, ecc.

L’andamento della pubblicità è indicativo: una volta era di 30 secondi, poi a 15 secondi e ora ci sono gli spot (prima dei video) di soli 3-5 secondi. Devono catturare la persona subito, altrimenti la perdono.

Svariati studi hanno dimostrato che stare incollati nei social media per più di 2 ore al giorno aumenta di molto le tendenze suicide e la depressione. I bambini sono più infelici, e si sentono più soli…

Non a caso i figli dei grandi CEO della Silicon Valley non hanno il cellulare: il figlio di Steve Jobs (Apple), di Satya Nadella (Microsoft), di Sundar Pichai (Google) non usano lo smarthphone!

Come mai?

Conclusioni

La ricerca ha evidenziato anche una buona dose di ignoranza tra i genitori. Per esempio il 71% degli adulti non ha mai sentito parlare di sexting, il 12% non sa cosa significa cyberbullismo.

Questo vuoto conoscitivo deve essere assolutamente colmato prima di arrivare al punto di non ritorno: una società costituita da zombi interconnessi.

Perché quello che sta avvenendo è epocale e non si è mai verificato prima nella storia dell’umanità.

Stiamo allevando un gregge di pecore disorientate e soprattutto infelici!

Tutte le indagini finora condotte hanno dimostrato che la felicità dei ragazzi diminuisce in maniera proporzionale al tempo trascorso davanti allo schermo di un cellulare o di un tablet…
Sarà un caso, ma la generazione più digitale della storia è sempre più sola, depressa e propensa al suicidio, rispetto a qualsiasi altra generazione del passato.

La rete non solo sta cambiando gli stili educativi e il linguaggio della popolazione, ma sta anche forgiando la struttura mentale ed emozionale dei giovani (l’ambiente) di oggi.

Detto in senso epigenetico, il web sta letteralmente modificando la genetica umana!

Riflettiamo, ed interveniamo prima che sia troppo tardi.

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