Lalas, calcio e rock’n’roll

Capelli lunghi, pizzetto e chitarra: tutti pazzi per l’americano

Portava i capelli lunghi e suonava la chitarra. Aveva anche il pizzetto, lungo e rosso come i capelli, e pareva la reincarnazione di Buffalo Bill e del Generale Custer assieme, anzi no: sembrava il ragazzo di Joan Baez, quello che «girava il mondo/veniva da/gli Stati Uniti d’America».

Il suo nome era Alexi Lalas, e dagli Stati Uniti ci veniva sul serio per inseguire un sogno: essere il primo americano a giocare in Italia. Il secondo suo sogno, dal momento che il primo – giocare addirittura un Mondiale – lo aveva appena realizzato nel suo paese con la Nazionale Usa. In quella stessa calda estate del 1994 in cui il Padova, ma vedi un po’ i segni del destino, di sogni aveva materializzato il suo: essere promosso in serie A dopo 32 anni.

Lalas in campo non è malaccio. In serie A ci sta e non ruba lo stipendio a nessuno, specie quando Sandreani riassesta la difesa «a cinque» mettendogli dietro Franceschetti a rimboccargli le coperte. Come chitarrista poi è ancora più bravo, suona e canta in un gruppo rock che si chiama The Gypsies, gli Zingari, che piacciono persino alla figlia di Bill Clinton.

Ma la verità è che Alexi è molto più di un calciatore o un chitarrista. E’ un personaggio. Gira per Padova con un paio di bermuda, gli anfibi ai piedi e l’aria da fricchettone. Abita a Bresseo dove i carabinieri devono intervenire più volte perché di notte fa casino con la chitarra o gioca a calcio con i ragazzini del quartiere. Lalas è nice, simpatico, piace da matti ai padovani e fa diventare simpatico anche il Padova. «Quando ho visto un giornale del Bangladesh che parlava di lui e del Padova ho capito che avevamo fatto centro», racconta Sergio Giordani, il presidente di allora, che con Alexi (cartellino gratis, 310 milioni d’ingaggio) fece veramente il colpo del secolo.

Vero. Come quella volta negli studi della «Domenica sportiva» che gli chiesero in diretta: Lalas, ma i tifosi sono contenti che tu suoni la chitarra anche quando il Padova perde? «My friend – fu la risposta mitica del Generale Custer – io quando gioco dò tutto. E quando ho finito di giocare io posso dormire, mangiare, andare in giro, suonare la chitarra, come dite voi in Italia?, scopare…, fare tutto quello che voglio».

Sì, Lalas dice e fa cose incredibili. Una volta molla di colpo l’allenamento e se ne va in mutande e scarpe da calcio per la strada di Bresseo a cercare un autobus che lo riporti in America. Un’altra volta segna un gol al Milan, e soprattutto si salva insieme al Padova.  L’anno dopo invece se ne torna in America. Suona il suo rock più triste. Scappa piangendo dallo spogliatoio. Nel salutare Giordani si toglie uno degli anfibi, ci scrive la dedica e glielo regala. Lalas oggi non ha più i capelli lunghi e fa il manager nel calcio Usa. Il suo anfibio invece Giordani ce l’ha ancora. A casa, sopra la libreria, e guai a chi glielo tocca.

 

Informazioni su Furio Stella

Giornalista, nato nel 1957 a Trieste, morto il 14 ottobre 2014. Ha lavorato a “Il Mattino di Padova”, di cui è stato vicecaposervizio del settore Sport, dal 1978 al 2013. Inviato del gruppo l’Espresso ai Mondiali di calcio 1990, ha collaborato con la Rai, “La “Stampa” e “Il Giorno”. Ha lavorato anche a “Il Centro di Pescara” e a “L’Alto Adige di Bolzano”. Nel 1995 ha fondato l’edizione italiana di “Nexus” di cui è stato direttore fino al 2004. Dal 2008 si occupa di “Effervescienza”, l’inserto scientifico del mensile “Biolcalenda”. Ha pubblicato la raccolta di racconti La casa dei molini a vento (Edizioni Andromeda, 2008) e il romanzo Il cameriere di Rocco (Edizioni La Torre ,2012). Ha scritto in collaborazione anche due libri sul calcio Padova, La vecchia signora di provincia (con Cellini e Trivellato, Edizioni Tipopadova 1980) e Calcio Padova 1910-2010, un sogno lungo un secolo (a cura di Toni Grossi, Il Mattino di Padova 2010).

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