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Quando Pin volava su Padova

Per il Centenario niente applausi al vero “numero uno”

Tra i tanti campioni che il Padova ha celebrato durante il Centenario, è mancato finora   l’applauso al vero numero uno: Antonio Pin. Per lui, numero uno nel senso di portiere, il portiere appunto degli anni d’oro di Rocco, non ci sono stati né feste, né riconoscimenti, né passerelle ufficiali. Non ci sono stati perché il vecchio Toni, classe 1928, non sta bene. Da due anni si trova ricoverato nelle case di accoglienza della Mandria, e tranne le visite dei suoi vecchi amici Zanon e Rosa e pochissimi altri, la Padova calcistica si è scordata di lui. «Demenza senile», è l’impietosa diagnosi dei medici. Come dire che Toni Pin c’è, è lì in carne ed ossa, ma la sua mente un po’ alla volta ha cominciato a volarsene via.


Volare via. Strano contrappasso per uno che durante la sua carriera calcistica, tra i
pali della porta pareva avesse davvero le ali. «Mi piaceva vederlo volare. Faceva tuffi talmente belli, con un’agilità… Una volta andai all’Appiani con mio fratello, e Toni fece una parata così bella che dall’emozione gli strappai una manica…», racconta la signora Luigia Cancian, la moglie di Pin, intenerendosi al ricordo del marito. Racconta di come si erano conosciuti giovanissimi nella loro Fossalta di Piave, e di come la gente alla domenica pomeriggio preferisse andare a vedere la partita e quel bravissimo ragazzone tra i pali («Toni “Spazzette” lo chiamavano…») piuttosto che i vespri in chiesa. «Il parroco, don Antonio, lo disse persino dal pulpito. A quei tempi era uno scandalo…».
Il bello è che lui, tra i pali, non ci voleva neanche stare. «Non mi piaceva fare il portiere, a me piaceva correre e fare l’attaccante», ha sempre detto Pin. Una volta, quand’era alla Mestrina, vengono ad allenarsi nello stesso stadio gli atleti delle Olimpiadi. C’è anche Penna, il campione italiano, che corre i cento metri in 10″60. «Adesso provo anch’io… », dice Toni. Penna vince, ma lui gli arriva solo due metri dietro e fa un tempo mostruoso. «Un furto all’atletica», scrivono i giornali.
Il fatto è che Pin è un grandissimo atleta. Gli piace anche nuotare. E anche se non
è alto, ha un grandissimo colpo di reni. Con quello è in grado di vincere la forza di
gravità. A 20 anni eccolo già in prova al Grande Torino che vuole prenderlo come riserva, e invece proprio all’ultimo si fa male. Destino ingrato, direbbe chiunque, ma
Toni non l’ha mai pensata così. Anzi. «Fu una fortuna invece, altrimenti sarei stato anch’io su quell’aereo a Superga…».
Portiere in serie A con Udinese, Sampdoria e poi Padova. Sarebbe andato anche alla
Juve se il «Paron» non avesse detto due volte alt. A Padova Toni Pin gioca sei campionati. Compreso quello dello storico terzo posto nel 1957/58. «A Padova era bello perché era una squadra buona – chiude l’album dei ricordi Luigia Pin – Era, come dire?, una squadra di amici. E io ero orgogliosa di lui».

Informazioni su Furio Stella

Giornalista, nato nel 1957 a Trieste, morto il 14 ottobre 2014. Ha lavorato a “Il Mattino di Padova”, di cui è stato vicecaposervizio del settore Sport, dal 1978 al 2013. Inviato del gruppo l’Espresso ai Mondiali di calcio 1990, ha collaborato con la Rai, “La “Stampa” e “Il Giorno”. Ha lavorato anche a “Il Centro di Pescara” e a “L’Alto Adige di Bolzano”. Nel 1995 ha fondato l’edizione italiana di “Nexus” di cui è stato direttore fino al 2004. Dal 2008 si occupa di “Effervescienza”, l’inserto scientifico del mensile “Biolcalenda”. Ha pubblicato la raccolta di racconti La casa dei molini a vento (Edizioni Andromeda, 2008) e il romanzo Il cameriere di Rocco (Edizioni La Torre ,2012). Ha scritto in collaborazione anche due libri sul calcio Padova, La vecchia signora di provincia (con Cellini e Trivellato, Edizioni Tipopadova 1980) e Calcio Padova 1910-2010, un sogno lungo un secolo (a cura di Toni Grossi, Il Mattino di Padova 2010).

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