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La vita invisibile: il mondo dei microbi

Il mondo invisibile: la vita dei microbi

Con il termine microbi o microrganismi si intendono organismi non visibili ad occhio nudo, costituiti da una sola cellula, come i batteri, alcuni funghi, i lieviti, i protozoi, le alghe unicellulari, ecc. A torto talvolta sono inclusi nei microrganismi anche i virus, che in realtà non vanno considerati organismi in senso stretto, in quanto non sono costituiti da una cellula, ma solo da un acido nucleico (DNA o RNA) rivestito da proteine.

I microrganismi sono presenti sulla Terra con un numero elevatissimo di specie e di individui, ma la maggior parte dei microbi è costituita da batteri, organismi che sono riusciti a colonizzare ogni parte del nostro mondo.

I batteri sono gli organismi più antichi del Pianeta: esistono infatti da oltre tre miliardi e mezzo di anni e per alcuni miliardi di anni sono stati gli unici abitanti della Terra. Sono, come già detto, formati da una sola cellula, però molto differente da quella di ogni altro organismo attualmente vivente: sono cellule più piccole (circa un micron, cioè un millesimo di millimetro, contro una media di 20 micron delle cellule degli organismi superiori come noi o gli animali o le piante) e non possiedono significative strutture interne, a differenza delle cellule degli eucarioti (così sono chiamati gli organismi diversi dai batteri, perché dotati di un nucleo interno alla cellula ben visibile, dal greco eu, bene e karion, nucleo). Inoltre tutti i geni di un batterio sono contenuti in un solo cromosoma piuttosto piccolo (costituito, in un batterio comune del nostro intestino, come Escherichia coli, da 4,5 milioni di paia di nucleotidi, cioè le molecole che, come lettere di un alfabeto, permettono di trasportare l’informazione genetica), mentre negli eucarioti vi sono vari cromosomi, ognuno dei quali è associato a proteine (ad esempio nell’uomo i cromosomi sono 46, per un totale di 3,2 miliardi di paia di nucleotidi). Come conseguenza di queste ridotte dimensioni, Escherichia coli possiede circa 4.300 geni (limitandoci a quelli che codificano proteine) contro i 20-25 mila dell’uomo, che ha inoltre, in ogni cellula, molti altri geni con funzione regolatrice. Continue reading

Scoperte del cavolo

Dalla retromarcia di Hawking sui buchi neri al Dna dello squalo elefante, fino agli sms che alterano la postura. Lavatrici che funzionano con il telefonino e portauova hi-tech: quando la ricerca non sceglie la strada del progresso civile, ma del profitto

Certo che a sfogliare le news delle ultime scoperte scientifiche si rischia di restare basiti. Piglia l’ultima settimana: sorvolando sulla retromarcia di Hawking sui buchi neri – robetta da niente: un po’ come se la buonanima di Galileo dicesse “ragazzi ho sbagliato, la terra sta ferma!” – o sull’annuncio dell’università di Singapore che è stata completata la mappatura del Dna dello squalo elefante, scoperta talmente importante da meritarsi addirittura la copertina di “Nature”, colpisce per esempio una ricerca dell’università di Los Angeles che mostra come la spina dorsale degli uomini sposati (“ma solo dopo i 25 anni”, avverte la ricerca) abbia una densità maggiore di quella di scapoli, separati o divorziati. Nientemeno. Scoperta che fa il paio con quella dell’università  australiana del Queensland, secondo cui scrivere messaggi sul telefonino mentre si cammina altera la postura. E magari, aggiungiamo noi, aumenta pure il rischio di finire prima o poi sotto un tram.

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Contrordine: del Dna non abbiamo capito niente

Scoperta Usa: i codici genetici sono due, il secondo fa da “controllore” dell’attività. Il Dna spazzatura non esiste, confermato il rischio delle manipolazioni Ogm 

Contrordine: del Dna non abbiamo capito un bel niente. Ce l’avevano già rifilato come qualcosa di compreso, mappato, catalogato, senza più segreti, tutta la vita in una doppia elica a completa portata di scienziato, e invece no. Adesso, anno del Signore 2014, un gruppo di ricercatori dell’Università di Washington ha finalmente detto che non è vero. O meglio, ha detto (e il suo studio l’ha pubblicato Lancet, dunque la “Bibbia” dalla scienza ufficiale) che il codice genetico presente nel Dna non è uno solo, bensì sono due. Tant’è che ha coniato apposta un nuovo termine: “duone”.

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