Copertina Effervescienza ottobre 2016

Il dragone di luce

Se l’essere umano arriva alla cosciente e vitale realizzazione delle immense forze spirituali che risiedono in lui e comincia a utilizzare queste forze nella scienza, negli affari e nella vita, il suo progresso futuro diventerà incomparabile.

Io sento di avere questa grande forza creativa e spirituale in me, più grande della fede, più grande dell’ambizione, più grande della fiducia, più grande della determinazione, più grande della visione. E’ tutto questo insieme. Il mio cervello è magnetizzato da questa forza enorme che tengo in mano.

Aveva le idee chiarissime fin da piccolo. Addirittura le sue capacità mentali, più uniche che rare, gli permettevano di proiettarsi nel futuro: proprio ora, riesco a proiettare i miei pensieri nel futuro e a vedere davanti a me. Visioni chiare del futuro che ancora non esiste…

Sembrerà impossibile ma stiamo parlando di Bruce Lee, noto al mondo intero come artista marziale, attore, produttore e regista, ma totalmente sconosciuto come scrittore, poeta, scienziato (dei processi fisici e mentali) e addirittura filosofo!

Questo articolo vuole colmare tale lacuna portando un po’ di luce sulla sua filosofia di vita.

Ma andiamo per ordine.

Non è la storia di un attore, di un eccelso artista marziale, ma la storia di un uomo in cerca della sua libertà, del ritorno al suo originario senso di libertà.

Questo uomo non vuole affilare i suoi strumenti per distruggere l’avversario, anche perché i suoi calci e pugni sono diretti prima di tutto verso se stesso.

La sua vita

Prima ancora di diventare un artista marziale, Bruce all’età di 18 anni aveva già recitato in ben 18 film in lingua cinese. Questo non è un caso visto che suo padre, Lee Hoi Chuen, era un attore famoso dell’Opera cantonese e molti degli amici di famiglia erano attori.

Recitare per lui era una forma d’arte che continuò ad affascinarlo sia da giovane che da adulto e per tutta la sua intensa vita. A tal punto che nel 1973 diventò il produttore cinematografico più attivo del mondo.

Qualsiasi cosa Lee amasse fare (recitare, l’arte marziale, ecc.) la portava all’estremo cercando la perfezione e come attore lui voleva diventare un “messaggero efficiente”.

Un attore, un buon attore, non un cliché, è in realtà un “messaggero competente”, qualcuno che non solo è preparato, ma che sa armonizzare in modo creativo l’invisibile dualità di affari e arte in un insieme adeguato e di successo.

Un attore è la somma totale di tutto ciò che la persona è – il suo livello di comprensione della vita, il suo buon gusto, l’esperienza che ha fatto della felicità e delle difficoltà, la sua intensità, la sua capacità di coinvolgere il pubblico, la sua educazione, e molto, molto altro ancora – ripeto: la somma totale di ciò che è.

Bruce aveva fin da piccolo una forza creativa e spirituale immensa che è riuscito a canalizzare in varie forme di arte.

L’arte secondo Bruce

L’arte è la musica dell’anima che si è fatta visibile.

Non a caso Bruce parlava sempre e solo di arte marziale, arte della recitazione, arte della vita, ecc. Tutto per lui era arte.

Si considerava un artista marziale per scelta e un attore di professione, ma il suo vero intento, quello più profondo e spirituale, quello per il quale ha lavorato sempre e duramente era diventare un artista della Vita, realizzando ogni giorno le mie potenzialità attraverso le scoperte dell’anima e costanti esercitazioni.

E ci è riuscito.

Il mondo lo celebra come campione indiscusso di arti marziali, ma la cosa che pochi sanno è che oltre alla velocità stratosferica e alla perfezione dei suoi colpi, non usava l’arte marziale per i combattimenti fine a se stessi. Bruce considerava l’arte marziale, come ogni arte, una libera espressione atletica dell’anima di un individuo. L’arte marziale significa allenarsi quotidianamente per accrescere o mantenere la propria qualità. Tuttavia, l’arte marziale riguarda anche lo svelamento dell’anima umana.

Possiamo vedere attraverso gli altri solo se vediamo attraverso noi stessi.

La ricerca interiore era la massima aspirazione per Bruce, tutto il resto erano mezzi e strumenti per realizzarla.

L’arte vive dove c’è assoluta libertà, perché dove questa non è presente, non può esserci creatività.

Processi interiori

Tutti i tipi di conoscenza in definitiva significano autoconoscenza. Nella vita, se non conosci te stesso, qualunque cosa tu faccia non sarai mai in grado di apprezzare niente.

Nulla nella vita di Bruce era più importante dell’autoconoscenza. Il consiglio infatti che dava agli amici era sempre lo stesso, il famoso “conosci te stesso”!

Il dovere per un uomo era diventare reale in modo trasparente, semplicemente di essere. Per essere quello che lui definiva “uomo di qualità”, bisognava essere reali in modo trasparente e avere il coraggio di essere ciò che si è.

Ma non è così semplice e non è un caso che la maggior parte delle persone fanno il contrario usando numerose maschere, anche perché diciamolo, nessuno ci può aiutare: ho capito attraverso serie esperienze personali e un costante apprendimento che in definitiva l’aiuto più grande è l’autoaiuto. Non c’è altro aiuto se non aiutare se stessi, fare onestamente il proprio meglio, dedicarsi con tutto il cuore a un dato compito, e che tutto ciò non ha fine ma che è piuttosto un processo sempre in divenire.

Anche se nel percorso di crescita spirituale ognuno di noi è solo, abbiamo tutti la forza interiore per superare qualsiasi difficoltà. Anzi ogni ostacolo che ci troviamo davanti nella vita rappresenta una importante opportunità di crescita…

In ogni grande cosa o conquista ci sono sempre ostacoli, grandi o piccoli, e non è tanto importante l’ostacolo in sé; ciò che più conta è la reazione che si ha di fronte a tali ostacoli.

Kung Fu e Jeet Kune Do

Kung Fu significa “allenamento e disciplina per scoprire la vera Via che conduce all’obiettivo”, che si tratti del promuovere la salute, della crescita spirituale o dell’autodifesa.

Il modo di muoversi del Kung Fu è strettamente legato al movimento della mente. La mente vuole e il corpo agisce di conseguenza.

Quindi nel Kung Fu oltre ad una scioltezza fisica ci deve essere anche una scioltezza mentale e spirituale, il tutto per rendere la mente libera. Questo è il motivo per cui chi pratica seriamente il Kung Fu deve padroneggiare il vuoto mentale, detto wu shin.

Il vuoto mentale non è una mente vuota che esclude ogni tipo di emozione e non è neppure semplicemente la calma e quiete mentale. E’ soprattutto il non attaccamento della mente a costituire il principio del vuoto mentale. Chi pratica il Kung Fu usa la propria mente come uno specchio – non si attacca a nulla e non rifiuta nulla; sa ricevere, ma non trattiene.

Dopo averlo insegnato per anni Bruce comincia a concepire la possibilità di un metodo “senza metodo”, di uno stile “senza stile”, che avrebbe portato a una pratica atletica senza restrizioni e soprattutto alla libertà spirituale delle persone.

Poiché il vocabolo cantonese che indica il combattimento senza armi corrisponde anche all’ideogramma del pugno, Lee lo battezza Jeet Kune Do, ossia “La via del pugno che intercetta”. Letteralmente Jeet significa intercettare, fermare; kune significa pugno; do la via, la realtà ultima.

Il Jeet kune do non era soltanto una via più efficace di altre per mantenere il controllo sul proprio avversario, quanto piuttosto una via estremamente efficace per controllare se stessi; per liberarsi dai propri attaccamenti, dalle insicurezze, dalle paure, dalle emozioni represse.

Quando non si ha forma, si può assumere qualsiasi forma; quando non si ha stile, ci si può adattare a tutti gli stili.

In pratica una via spirituale per diventare uomini veri e liberi, senza modelli, stili, scuole e dogmi.

Lo scopo ultimo è la liberazione personale.

Il Jeet kune do non è una questione di padronanza della tecnica, ma di percezione spirituale e di allenamento.

Tutte le tecniche vanno infatti dimenticate perché l’inconscio deve gestire la solo la situazione per fluttuare nella totalità. Non avere nessuna tecnica significa avere tutte le tecniche!

Questo suo approccio rivoluzionario scardinava il sistema millenario del maestro-allievo, delle regole, delle tecniche da imparare a memoria. Mai prima di allora qualcuno aveva osato sfidare le potenti e storiche istituzioni.

La vera osservazione inizia quando ci si libera dai modelli prestabiliti e la libertà di espressione si ottiene quando si va oltre i sistemi.

Istituzioni che secondo Bruce hanno grosse responsabilità perché tendono a produrre dei prigionieri rinchiusi dentro un concetto; gli istruttori si fossilizzano nella routine. E quel che è peggio, imponendo una formazione precostituita e senza vita, bloccano la crescita spirituale dei praticanti.

Rendere gli uomini liberi non è mai visto bene dal Sistema che preferisce schiavi e sudditi ammaestrati. Ecco perché Bruce Lee si è creato non pochi nemici…

L’arte marziale

L’arte marziale non è un combattimento con un avversario per dimostrare chi è il più bravo, il più veloce, ma un vero e proprio percorso di autoconoscenza spirituale. Il calcio e il pugno non sono un mezzo per vincere l’avversario, ma uno strumento per esplodere attraverso la sua consapevolezza, il suo ego, la sua paura e tutti i suoi blocchi la profondità del proprio essere e per instaurare l’equilibrio nel proprio centro di gravità e ritrovare l’armonia.

E’ a causa del sé che ci appare il nemico.

Per tanto l’avversario (un altro sé) nel ring, nel torneo o per la strada è semplicemente uno specchio che serve per conoscersi e comprendersi meglio.

Conoscersi è studiare se stessi nell’interazione (combattimento, scontro) con un’altra persona. La relazione è lo specchio in cui puoi scoprire te stesso.

Come l’acqua

I suoi insegnamenti si rifanno alle conoscenze plurimillenarie taoiste e l’esempio che portava sempre con sé era quello dell’acqua.

Svuota la mente. Sii privo di forma. Senza confini, come l’acqua. Se metti l’acqua nella tazza, l’acqua diventa la tazza. Se metti l’acqua in una bottiglia, diventa la bottiglia. Se metti l’acqua in una teiera, diventa la teiera. L’acqua può fluire o schiantarsi.

Sii acqua amico mio.

Chi raggiunge questo livello ha raggiunto quello che lui definiva nirvana.

Il Jeet kune do favorisce il senza forma, per poter assumere tutte le forme, esattamente come l’acqua…

La fine del mito

Bruce era soprannominato il Dragone e non per le sue caratteristiche acrobatiche uniche nell’ambito del combattimento, ma anche perché era nato nella Chinatown di San Francisco nell’anno del dragone, nel giorno del dragone e nell’ora del dragone. Secondo l’astrologia cinese il dragone è il simbolo del dominio e dell’ambizione. Mai destino fu così perfettamente compiuto.

Il 20 luglio del 1973 alla giovanissima età di 32 anni Bruce muore nel sonno.

Non c’interessa alimentare inutili misteri: se è morto per un analgesico preso prima di coricarsi o ucciso dalla mafia cinese o per il segretissimo colpo inflitto da un maestro rivale.

Forse aveva completato il suo destino, il suo karma, fluendo come acqua verso la fonte originaria…

La sua vita è stata certamente una leggenda ma quello che ha lasciato come testamento spirituale non è un mito, ma rimarrà al mondo per sempre.

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