Effervescienza 106 - Commissione parlamentare URANIO/VACCINI

Commissione parlamentare URANIO/VACCINI

Il 7 febbraio scorso è stata pubblicata la Relazione Finale della Commissione Parlamentare della XVII Legislatura. Si tratta di una inchiesta «sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato in missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni, in relazione all’esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno e da somministrazioni di vaccini».

La Commissione è stata istituita con delibera della Camera dei deputati il 30 giugno 2015.

L’incipit è inequivocabile: «Mai più una penisola interdetta, mai più militari morti senza un perché», ma i risultati finali sono a dir poco sconvolgenti…

Così dirompenti le conclusioni che nessun giornale ne ha parlato, mettendo in luce per l’ennesima volta che i media mainstream, indipendentemente dal colore politico, sono tutti vergognosamente proni alla dittatura e hanno accettato l’imposizione di non parlare male dei vaccini.

Indagini parlamentari

Non avendo fondi a disposizione e tempo fisico per fare studi clinici, la Commissione ha richiesto all’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) nella primavera 2016 tutta la documentazione riguardante le specifiche tecniche, gli studi di sicurezza e la composizione dei vaccini usati nei militari, comprensivi degli elementi sottosoglia.

La risposta è arrivata nel novembre 2017, quindi dopo oltre un anno di attesa e con una «documentazione incompleta».

La legittima richiesta era per «verificare se dalla profilassi vaccinale militare, potessero configurarsi pericoli per la salute, tali da far incorrere in rischi inutili le persone sottoposte al trattamenti».

Differenze tra vaccini per militari e civili?

Già dalle prime righe della Relazione viene dichiarato che i singoli vaccini somministrati ai militari «ricordiamo essere gli stessi autorizzati da AIFA per il settore civile, contengono adiuvanti, conservanti e contaminanti, nei limiti delle autorizzazioni per la commercializzazione individuale».

Quindi la prima bordata è che i vaccini usati nei militari sono gli stessi usati nei civili e quindi nei neonati! Ancora oggi nel mondo medico ufficiale si afferma erroneamente che i vaccini inoculati nel corpo di adulti militari siano diversi da quelli usati nei neonati.

La seconda affermazione dirompente è che i vaccini contengono adiuvanti, conservanti e soprattutto come vedremo contaminanti.


Elementi sotto soglia

Un intero capitolo della Relazione è dedicato agli elementi sotto soglia perché quando un farmaco viene autorizzato è preso in considerazione singolarmente e i parametri, nonché i criteri per determinare la soglia oltre la quale un componente diventa tossico, sono determinati dal fatto che il farmaco sia assunto da solo.

Nel caso però della somministrazione vaccinale non si tratta di una vaccinazione singola, per cui i farmaci e i loro componenti si sommano. Questo ha ripercussioni fondamentali per la salute pubblica.

Per tanto la verifica che la somma delle sostanze contenute rispetti le soglie massime è di vitale priorità, perché se così non fosse i militari sarebbero esposti a inutili rischi di fenomeni di immunosoppressione e di reazioni avverse. Cosa che realmente accade!

La Commissione Parlamentare infatti conferma la totale assenza di studi scientifici in letteratura volti a valutare la tollerabilità della quantità complessiva di componenti dei vaccini (adiuvanti, conservanti, antigeni, allergeni, eccipienti e contaminanti). La quantità cumulativa dei vari componenti dei vaccini eccede il limite permesso per l’autorizzazione all’immissione in commercio!

Ennesima pietra miliare posata dalla Commissione: nella profilassi vaccinale militare la somma delle sostanze contenute nei vaccini supera di gran lunga la soglia massima permessa dalla legge.

Questo è il motivo per cui confermano la necessità di NON somministrare ai militari contemporaneamente più di 5 vaccini monovalenti monodose, proprio per non superare i limiti massimi di tolleranza alle sostanze contenute, «essendo questa la soglia oltre la quale possono verificarsi eventi avversi».

Esami prevaccinali sì o no?

I medici vaccinatori all’unisono, come un unico grande organismo, sconsigliano gli esami prevaccinali perché inutili e inattendibili. Questo è molto strano visto che sono le stesse case farmaceutiche che chiedono espressamente l’applicazione di opportune precauzioni all’impiego dei vaccini (tutto riportato nelle schede tecniche) e cioè la verifica soggettiva dello stato di salute del vaccinando.

Sarebbe di interesse generale conoscere il motivo per cui i medici non li considerano mentre le aziende produttrici dei vaccini sì.

Le lobbies, per pararsi il didietro da eventuali cause legali, riportano espressamente nelle schede tecniche l’applicazione di opportune precauzioni all’impiego dei vaccini e la verifica dello stato di salute del vaccinando e dell’assenza di patologie al momento della vaccinazione.

A quali e quante patologie si riferiscono?

Siccome i vaccini oltre al principio attivo contengono oltre 81 sostanze diverse, tra cui formaldeide, proteine di pollo, cellule di uova di pollo, embrioni di gallina, idrossido di alluminio, lattosio, albumina umana, cellule di feti abortiti, antibiotici, ecc. la valutazione alla sensibilità o ad eventuali allergie serve per verificare che non vi sia uno dei 49 stati patologici. Disturbi come «immunodepressione endogena o iatrogena», «immunodeficienza», «malattia autoimmune», «trombocitopenia», «tumori», «linfomi», «leucemie», «sistema immunitario indebolito», «malattie gastro-intestinali», «malattie febbrili», «disordini di coagulazione», «disordini neurologici», «epilessia», «emofilia», «malattia cerebrale», «epatite», «insufficienza renale», «infezione acuta», «suscettibilità alle convulsioni febbrili», ecc.

I medici negano l’importanza degli esami prevaccinali nei neonati, mentre le industrie avvertono a chiare lettere che non vi sia la presenza di una delle 49 patologie nei militari.

Mistero della medicina. Ma sappiamo che «la scienza non è democratica».

Effetti indesiderati

Tutta questa gravissima ignoranza si manifesta quando i camici bianchi parlano di vaccini. Non si capisce infatti se stanno presentando un farmaco o la miracolosa acqua di Lourdes.

A questo punto forse la Commissione parlamentare era composta da pagani o satanisti perché «dall’analisi degli effetti indesiderati, delle reazioni avverse e delle controindicazioni, sono emerse informazioni importanti. Nel totale le reazioni censite ammontano a ben 240».

Avete letto bene, non si tratta di un errore ortografico: i vaccini possono scatenare oltre 240 reazioni avverse diverse tra i militari.

Ma questo non scalfisce minimamente il paradigma: nonostante i vaccini possano scatenare centinaia di effetti collaterali anche gravissimi, per la medicina rimangono più innocui dell’acqua fresca…

Rischio vaccinale

Arriviamo finalmente alla conclusione del Rapporto della Commissione che non lascia spazio a nessun dubbio:

«La Commissione parlamentare conferma che vi è una associazione statisticamente significativa tra patologie neoplastiche e linfoproliferative e altre patologie autoimmuni e la somministrazioni di vaccini. La Commissione ritiene di non poter escludere il nesso di causa».

Il significato della frase: «associazione statisticamente significativa» tra tumori, malattie autoimmuni e vaccinazioni, lo possono comprendere molto bene migliaia di militari che sono stati danneggiati dalla profilassi.

Riflessioni finali

Dopo quanto emerso dalla Commissione parlamentare sulla profilassi vaccinale obbligatoria per i militari italiani, e partendo dall’assoluta equivalenza tra i vaccini usati nei soldati e quelli usati nei neonati (AIFA), sorgono alcune inquietanti domande:

Come mai ad un militare adulto di 70-80 kg di peso non si possono inoculare più di 5 vaccini monodose monovalenti nella stessa seduta, mentre un neonato di 3-4 kg di peso e 60 giorni di vita ne subisce 8 contemporaneamente (esavalente + pneumococco + rotavirus)?

Come mai i vaccini singoli per i militari italiani sono disponibili, mentre per i neonati i medici affermano che non esistono?

Come mai in letteratura non vi sono studi scientifici sulla tollerabilità e sulla sicurezza della somma degli adiuvanti (81 sostanze diverse) contenuti nei vaccini?

Per quale motivo nei militari vengono richiesti esami prevaccinali approfonditi e personalizzati per fugare la presenza di 49 stati patologici diversi, mentre nei neonati non è contemplato nulla?

Come mai nei militari risulta esservi un’associazione statisticamente significativa tra patologie tumorali, autoimmuni e le vaccinazioni, mentre nei piccoli neonati i vaccini sono ritenuti sicurissimi e totalmente innocui?

Queste domande purtroppo sono ancora prive di risposta perché la situazione attuale della medicina allopatica è allo stadio terminale. La medicina e purtroppo anche la scienza sono state completamente fagocitate dalle industrie della chimica e farmaceutica, per cui è impensabile andare oltre i protocolli che queste stesse aziende hanno codificato.

Queste domande dovranno essere rivolte al medico vaccinatore delle ASL.

Per cui si consiglia spassionatamente a tutti i genitori che saranno chiamati al colloquio informativo sui vaccini di stampare la Relazione finale della Commissione parlamentare e di portarla assieme a queste semplicissime domande.

Starà al buonsenso e alla preparazione del medico rispondere o glissare, e di conseguenza starà ai genitori far vaccinare oppure no il proprio figlio, in base a quello che gli verrà risposto.

Gli unici responsabili della salute delle piccole creature sono i genitori e non certo un medico sconosciuto che non sa nulla del bambino, non lo ha mai visto prima, ma nonostante questo si arroga il diritto di conoscere il suo stato profondo di salute basandosi su ridicole domandine prestampate.

Medico che poi i genitori non vedranno mai più, neppure se il bambino subirà un danno anche grave a seguito della sua pratica vaccinale.

Un bimbo nasce sano e va mantenuto tale. Per cui è dovere di ogni genitore pretendere risposte chiare e precise, senza se e senza ma, e soprattutto senza paura. A testa alta, guardando il medico negli occhi, bisogna chiedere esami prevaccinali, esattamente come nei militari, per fugare dubbi di allergie ai componenti e/o deficit più o meno gravi del sistema immunitario; esami anticorpali per capire se il bimbo ha già fatto una o più malattie infettive e infine, per coloro che vogliono eseguire la “profilassi”, pretendere vaccini singoli (visto che per i militari si trovano).

Se tutte queste attenzioni prevaccinali valgono per un militare adulto non si capisce come mai non debbano valere ed essere utili anche per un piccolissimo neonato…

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