Archivi categoria: Calcio Padova

Ciao Furio

Domenica notte , all’ospedale di Monselice (PD), Furio Stella ha deciso di varcare la soglia prima di tutti noi. Un amico, un grande uomo e intrepido Giornalista (35 anni di calcio e non solo…).

Un vero e proprio libero pensatore.

Fondatore dell’edizione italiana di Nexus, e ideatore, assieme allo scrivente, di EfferveScienza, l’inserto mensile della rivista Biolcalenda.

Lo ha sempre fatto in vita e non poteva certo smentirsi all’ultimo momento. Furio infatti ha sempre primeggiato: per lui c’era solo il podio oppure niente!

Anche in questo caso ha voluto tastare il terreno dell’aldilà per primo, e questo solamente per avere l’esclusiva e vantarsi nei confronti di noi poveri umani rimasti ancora quaggiù legati al mondo materiale. Continue reading

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Appiani, lo stadio del cuore

La “fossa dei leoni” compie ottant’anni (19 ottobre 2004)

Toc toc.
Buongiorno signor Appiani, siamo venuti a farle gli auguri di buon compleanno…
«Oh cari, ma che bella sorpresa… Che gentili a ricordarvene. Entrate, entrate, accomodatevi qui sull’erba».
Certo che ottant’anni sono una bella età: com’è che se la passa?
«Come vuole che vada? Da poveri pensionati, grazie. Vita regolata, molto riposo, qualche vecchio amico che ogni tanto mi viene a trovare. Al pomeriggio me ne sto qui a guardare i bambini della scuola calcio, la domenica mi pare che ci giochino il Petrarca o il Cus. Nessun disturbo, anzi. A veder giocare tutti questi ragazzi mi fa piacere. Mi fanno sentire giovane».

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Bedin, il mediano di Cristo

Il gol, la maglietta, la fede: “In Dio è la mia forza” (3 ottobre 2004)

Un flash. Il calciatore che segna un gol e si toglie la maglia. Sotto ne ha un’altra con su scritto “I believe in Jesus”, io credo in Gesù. Un brasiliano, non ci piove. Come il milanista Kakà: uno che è stato anche predicatore di una setta cristiano-evangelica (di cui è tuttora testimonial nel mondo) e che persino sulle scarpe da pallone ci fa scrivere “Deus è fiel”, Dio è fedele. O quel tal portiere della Selecao di cui ci sfugge il  nome, che prima di ogni partita regalava copie della Bibbia al numero uno avversario.

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3-L'ultima serie A

La serie A in cinque clic

Dal gol di Coppola al rock triste di Lalas e Galderisi: magiche istantanee da un sogno

Primo clic. Al centro della foto c’è un giocatore con la maglia rossa che corre. Corre, corre e corre. Attorno a lui ci sono altri giocatori in maglia rossa che corrono: hanno lo sguardo rivolto verso di lui, qualcuno ha le braccia alzate, si vede benissimo che cercano tutti di acchiapparlo. C’è anche scritta la data: 15 giugno 1994. Chi è quel tizio che corre e urla e lancia baci con i capelli lunghi e i calzini giù? E’ Maurizio Coppola, romano de Roma. La sua è l’immagine della gioia. Non corre per inseguire il pallone, ma corre verso la curva dei suoi tifosi perché ha appena segnato il gol della vita. Lui, che in tutto il campionato non aveva mai segnato neanche per sbaglio. Un segno del destino. Un eletto. Perché quello è il gol che decide lo spareggio di Cremona, stadio Zini. E’ il gol che vale la serie A, il paradiso dopo 32 anni, e quella corsa pazza di Coppola ne è il simbolo: corre verso una porta che si sta aprendo, verso San Pietro con le chiavi, e gli angeli e gli arcangeli con le trombe che dicono prego, entrate, vi aspettavamo, accomodatevi tutti.

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4-Galderisi

Galderisi facci un gol

La sfida di Nanu: «Vi riporto in A»                  

Ma perché Nanu Galderisi non se lo fila più nessuno? Alla mostra del Centenario non c’era una foto sua che fosse una. Persino sul libro c’era Lalas e non lui. Né, che si sappia, Cestaro l’ha mai invitato una volta a cena. Quanto a raccomandazioni, poi, basta guardare la sua carriera di allenatore. Gubbio, Giulianova, Sambenedettese… Panchine instabili di società ancora più instabili. Nessuna corsia preferenziale. E anche adesso, dopo dieci anni di serie C, eccolo all’Arezzo, oltretutto assunto a stagione già iniziata.

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Addio Scagnellato

Lo storico capitano è morto a 77 anni: stamattina i funerali all’Arcella (13 luglio 2008)

Caro Lello, so già quello che ti chiederai leggendo il giornale: tutta ‘sta roba solo per mì? E  storcerai il naso, bofonchiando qualcosa con la tue “erre” arrotata, perché finire sotto i riflettori, a te, non ti è mai piaciuto. In tutti questi anni te ne sei sempre rimasto in disparte, non ti sei mai messo in vetrina, né incarichi di prestigio né passerelle in tv, nonostante uno che si chiama Aurelio Scagnellato avrebbe potuto farlo mille volte meglio e più meritevolmente di chiunque altro. Se c’è difatti un giocatore simbolo, uno solo, da eleggere in quasi cent’anni di calcio a Padova, non ci piove che quello eri tu.

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7-Idea Treves

In principio era il Padova

Dall’idea del barone Treves una passione a prova di crisi

 Certo che il barone Treves de’ Bonfili, il primo presidente del Padova, l’aveva pensata giusta. Essendo lui il presidente, ma anche un giocatore e pure l’allenatore, non c’era pericolo che patisse gli stessi tormenti del cavalier Marcello Cestaro, suo ultimo e attuale successore. Perché incarnando contemporaneamente tutti e tre i ruoli, essendo insomma uno e trino, non poteva correre il rischio da presidente di esonerare l’allenatore, né da giocatore di remargli contro. Né tantomeno di telefonare di nascosto a un altro allenatore in Romania per sostituire il primo, cioè sé stesso. A meno, certo, di non rischiare il cortocircuito interno o una seria diagnosi di schizofrenia.

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8-Pilotto

Pilotto e il risveglio anni Ottanta

Prima Pilotto, poi Puggina: l’Appiani si riempie ancora

Facile riempire lo stadio quando sei in serie A. Ma prova un po’ a farcela se sei in C/1 o addirittura in C/2. Eppure c’è un Padova che ci riesce. Proprio all’inizio degli anni ‘80. E’ il Padova di “Cina” Pezzato, di Pillon e “Furia” Idini, ma anche di “Mastro” Cerilli, Fellet e Da Re. Ed è soprattutto il Padova di Ivo Antonino Pilotto, il commerciante di Tombolo “re della carne”, sotto il cui regno (1979-1985) il calcio padovano rivive entusiasmi incredibili, passioni intense e anche profonde rivoluzioni societarie: un susseguirsi di fiammate capaci – non sembri irriverente il paragone – di accendere gli animi dei padovani non meno dei tempi d’oro di Rocco o del ritorno in serie A degli anni ‘90.

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Quando Pin volava su Padova

Per il Centenario niente applausi al vero “numero uno”

Tra i tanti campioni che il Padova ha celebrato durante il Centenario, è mancato finora   l’applauso al vero numero uno: Antonio Pin. Per lui, numero uno nel senso di portiere, il portiere appunto degli anni d’oro di Rocco, non ci sono stati né feste, né riconoscimenti, né passerelle ufficiali. Non ci sono stati perché il vecchio Toni, classe 1928, non sta bene. Da due anni si trova ricoverato nelle case di accoglienza della Mandria, e tranne le visite dei suoi vecchi amici Zanon e Rosa e pochissimi altri, la Padova calcistica si è scordata di lui. «Demenza senile», è l’impietosa diagnosi dei medici. Come dire che Toni Pin c’è, è lì in carne ed ossa, ma la sua mente un po’ alla volta ha cominciato a volarsene via.

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