Archivi categoria: Ambiente

Cemento

Case e capannoni, in nessuna regione d’Italia si è costruito come nel Veneto. Il risultato? La distruzione del territorio e delle sue bellezze storiche e artistiche. Nostra intervista a Gian Antonio Stella: «Ecco dove abbiamo sbagliato»

E va bene: qui non c’è la Terra dei Fuochi, né lo scempio architettonico di Pompei. Ma se pensate che il Veneto possa chiamarsi fuori dalla distruzione del territorio e delle sue innumerevoli bellezze storiche e artistiche – centri storici, case, ville, palazzi, eccetera – rischiate di prendere solo un grosso abbaglio. Non solo perché in nessuna altra regione d’Italia l’urbanizzazione, o meglio le colate di cemento, si sono abbattute negli ultimi cinquant’anni in quantità così elevate; ma anche perché il dissesto continua a tutt’oggi, alla faccia del fatto che il Veneto, conti alla mano, sia anche la prima regione italiana in fatto di turismo. «Alla fine non è che i veneti possono pensare che le brutture, l’abbandono, il degrado, siano solo da altre parti», scuote la testa Gian Antonio Stella, il giornalista che ha appiccicato indelebilmente sulla classe politica italiana l’etichetta di “casta”  (il suo libro del 2007, “La casta” appunto, è il saggio più venduto di sempre: quasi un milione e mezzo di copie), mettendone a nudo vizi, privilegi e malaffari.

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C’è la crisi, inquiniamo di meno

In Italia e in Europa si riducono le emissioni di CO2, ma nel mondo aprile è stato un mese record: quasi 400 parti per milione. Per Nature sono addirittura a rischio i nutrienti di cereali e legumi: un’altra finestra aperta per gli OGM?

La storia della CO2, la temibile anidride carbonica (o biossido di carbonio) responsabile dell’effetto serra, si arricchisce non di una, bensì di tre notizie. La prima è una notizia in positivo, nel senso che in Italia, e pure in buona parte d’Europa, la crisi economica ha prodotto, s’intende al netto dei disastri sociali e del crollo dell’occupazione, anche un drastico calo delle emissioni. Quello che già a naso si poteva intuire, e cioè gli effetti sull’ambiente della ridotta produzione industriale e dunque anche dei ridotti  consumi energetici (è dal 2008 in verità che consumiamo meno petrolio), è stato difatti calcolato dal punto di vista scientifico dall’Ispra, l’Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale, secondo cui nel nostro paese le emissioni in atmosfera di CO2 sono diminuite del 5,4% in un solo anno dal 2011 al 2012, dunque mica poco. E, rispetto al 1990, l’anno di riferimento per il protocollo di Kyoto, la diminuzione è stata addirittura dell’11,4%.

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Incongruenze

Misteri dello sviluppo: in Veneto aumenta il fatturato dell’agricoltura biologica ma diminuiscono le aziende. Mentre nell’industria cala il lavoro ma aumentano i capannoni ! 

Ogni tanto è bello dare un po’ i numeri. Specialmente se, tra i tanti che riguardano il Veneto, ce ne sono due che, per quanto ci si ragioni su, proprio non si riesce a comprenderli. Il primo riguarda le aziende agricole biologiche, e dice che nel 2013, a fronte di un aumento del volume d’affari, il loro numero (anziché aumentare: come sarebbe logico aspettarsi) si è ridotto. L’altro riguarda invece le concessioni edilizie per l’industria e l’artigianato – i capannoni praticamente – rilasciate nel periodo 2001-2009, e certifica che, a fronte di una cementificazione che supera i 111 milioni di metri cubi, l’occupazione industriale si è ridotta del 6,4% e, con essa, anche la ricchezza prodotta (-14%).

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Tifoni, alluvioni e catastrofi: ci difende l’ONU

Summit sul clima a Varsavia: anche i morti delle Filippine servono a dimostrare l’equazione che i cambiamenti climatici sono colpa dell’uomo. Ban Ki-moon apocalittico: “È un ultimatum alla Terra”. E intanto prepara lo staff tecnico del prossimo supergoverno globale 

 

Non si fermano davanti a niente. Nemmeno davanti ai morti. Anzi, li usano pure. Tanto, per i loro scopi, tutto fa brodo. Non stupiamoci dunque se, nella settimana decisiva per la conferenza Onu sul clima in corso a Varsavia, le quattromila e passa vittime del supertifone Haiyan che ha devastato le Filippine (e per qualcuno, purtroppo, anche le 16 del ciclone sulla nostra Sardegna) sono diventate,  nell’immaginario delle Nazioni Unite, la “pistola fumante” che il cambiamento climatico è inequivocabilmente provocato dall’uomo. Perché mai? Oh bella, ma perchè lo hanno detto loro, e tanto basta. E difatti continuano a ripetercelo da anni, forti dei loro megafoni planetari, alla faccia del fatto che le prove a supporto della tesi antropica non hanno praticamente nulla di scientifico.

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Moriremo tutti. Per inquinamento

L’Oms: «Smog cancerogeno, in Italia più di 8.000 morti all’anno». L’Agenzia europea dell’Ambiente chiede nuove regole. E intanto nasce una raccolta di firme on line: «L’ecocidio diventi un crimine».

Toh, lo smog è cancerogeno. Ma chi l’avrebbe mai detto? Se n’è accorta persino l’OMS, l’Organizzazione mondiale della Sanità (o WHO, World Health Organization), che la scorsa settimana ha presentato i suoi ultimi dati sull’inquinamento. Che, riassunti in quattro punti, sonano così: 1) lo smog, dice l’OMS, cioè la miscela di gas e polveri più o meno sottili che ammorba le nostre città, è al pari dell’amianto una causa primaria di cancro; 2) lo smog ha provocato 3,2 milioni di morti nel mondo di cui 220 mila direttamente per cancro ai polmoni; 3) lo smog in Italia provoca più di 8.000 morti l’anno (erano 15.000 in tutta Europa a fine anni 90, al netto ovviamente di chi, parliamo di centinaia di migliaia di cittadini UE, magari non muore ma si ammala: problemi polmonari, respiratori, cardiocircolatori, asma in aumento soprattutto tra i bambini, allergie, etc.); 4) sempre in Italia il 20% delle cause di morte è legato all’ambiente.

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