Tifoni, alluvioni e catastrofi: ci difende l’ONU

Summit sul clima a Varsavia: anche i morti delle Filippine servono a dimostrare l’equazione che i cambiamenti climatici sono colpa dell’uomo. Ban Ki-moon apocalittico: “È un ultimatum alla Terra”. E intanto prepara lo staff tecnico del prossimo supergoverno globale 

 

Non si fermano davanti a niente. Nemmeno davanti ai morti. Anzi, li usano pure. Tanto, per i loro scopi, tutto fa brodo. Non stupiamoci dunque se, nella settimana decisiva per la conferenza Onu sul clima in corso a Varsavia, le quattromila e passa vittime del supertifone Haiyan che ha devastato le Filippine (e per qualcuno, purtroppo, anche le 16 del ciclone sulla nostra Sardegna) sono diventate,  nell’immaginario delle Nazioni Unite, la “pistola fumante” che il cambiamento climatico è inequivocabilmente provocato dall’uomo. Perché mai? Oh bella, ma perchè lo hanno detto loro, e tanto basta. E difatti continuano a ripetercelo da anni, forti dei loro megafoni planetari, alla faccia del fatto che le prove a supporto della tesi antropica non hanno praticamente nulla di scientifico.

Ma proprio nulla. Non lo diciamo noi,  ma migliaia di scienziati e ricercatori mondiali non meno qualificati di quelli dell’Onu, un’infinità di dati in controtendenza o sbagliati, e il famoso “Climagate” (lo ricordate?), lo scandalo del taroccamento dei dati ufficiali smascherato nel 2009 dagli hacker di Julian Assange. Per non parlare del supporto dato al “mercato” delle emissioni, o dello storico mea culpa di Al Gore, l’ex vicepresidente Usa premiato nel 2007 con il Nobel per la Pace per il suo impegno ambientalista, che aveva reclamizzato il bioetenolo come carburante anti effetto serra solo, parole sue dopo essere stato sbugiardato da Science, “per favorire gli agricoltori del mio Tennessee e dello Iowa”.

Per carità, c’è anche chi nega che il riscaldamento globale (+0,7 gradi centigradi nell’ultimo secolo) ci sia, e anzi sostiene che l’intero pianeta stia scivolando verso un’altra era glaciale. Così come esistono esperti pronti a dimostrare, prove alla mano naturalmente, che il tifone delle Filippine (e prima di lui lo tsunami di Fukushima, le alluvioni europee e persino i terremoti in Emilia del 2012) è stato provocato dai micidiali impulsi a microonde di HAARP,  e per quanto ci riguarda potete pure credergli. Contenti voi, contenti tutti. Noi, nel nostro piccolo, preferiamo pensarla come il professor Franco Prodi, il fratello del più celebre Romano ex presidente del Consiglio, geofisico e climatologo stimato in tutto il mondo. Uno che in tema di riscaldamento globale non si ritiene “né un negaziosta né un catastrofista”, e che nonostante l’altissimo profilo scientifico, in Italia è quasi un perfetto sconosciuto. Tranne per quei pochi come noi che lo hanno intervistato, e ai quali ha ripetuto quel che dice da anni.  E cioè che sul riscaldamento globale “è in corso un’operazione mediatica” volta a creare un mercato sulle emissioni di CO2. Che appunto l’emissione di CO2 “non è ininfluente agli effetti del clima, ma non sappiamo in quale misura”. E soprattutto che “mentre si discute c’è un ambiente planetario, ambiente e non clima, che fa schifo ed è su questo che bisogna trovare l’unanimità internazionale”.

Ma niente. Quelli dell’Onu vanno avanti imperterriti. Il summit in Polonia, sostengono, deve concordare la tabella di marcia verso l’accordo del 2015 e preparare l’annuncio di “forti impegni” di riduzione di CO2. E ne sono talmente decisi che non esitano a usare i morti pur di dare ulteriore carica alle loro ragioni. Proprio come ha fatto il loro segretario generale Ban Ki-moon che la scorsa settimana, in Estonia, ha usato toni che neanche la Madonna di Medjugorje. “Quanto è accaduto nelle Filippine è un avvertimento urgente alla terra”, ha detto a apocalittico, prima di annunciare la ricetta salvifica che tutto il mondo si aspetta. Quale? Quella che il suo Palazzo di Vetro ha istituito un comitato scientifico di 30 ricercatori che entrerà in funzione da febbraio 2014 e fornirà dati e informazioni per aiutare le Nazioni Unite a prendere le decisioni migliori in materia di sviluppo sostenibile, di tutela delle risorse e del “cosa fare” contro le minacce del cambiamento climatico. In pratica: un’agenda di come costruire, punto per punto, un altro supporto tecnico del prossimo supergoverno mondiale. Per cui la domanda finale è: secondo voi, sulla base di quali criteri, o meglio di quali “credo”, avverrà la scelta dei 30 supersaggi?

 

Informazioni su Furio Stella

Giornalista, nato nel 1957 a Trieste, morto il 14 ottobre 2014. Ha lavorato a “Il Mattino di Padova”, di cui è stato vicecaposervizio del settore Sport, dal 1978 al 2013. Inviato del gruppo l’Espresso ai Mondiali di calcio 1990, ha collaborato con la Rai, “La “Stampa” e “Il Giorno”. Ha lavorato anche a “Il Centro di Pescara” e a “L’Alto Adige di Bolzano”. Nel 1995 ha fondato l’edizione italiana di “Nexus” di cui è stato direttore fino al 2004. Dal 2008 si occupa di “Effervescienza”, l’inserto scientifico del mensile “Biolcalenda”. Ha pubblicato la raccolta di racconti La casa dei molini a vento (Edizioni Andromeda, 2008) e il romanzo Il cameriere di Rocco (Edizioni La Torre ,2012). Ha scritto in collaborazione anche due libri sul calcio Padova, La vecchia signora di provincia (con Cellini e Trivellato, Edizioni Tipopadova 1980) e Calcio Padova 1910-2010, un sogno lungo un secolo (a cura di Toni Grossi, Il Mattino di Padova 2010).

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