Incongruenze

Misteri dello sviluppo: in Veneto aumenta il fatturato dell’agricoltura biologica ma diminuiscono le aziende. Mentre nell’industria cala il lavoro ma aumentano i capannoni ! 

Ogni tanto è bello dare un po’ i numeri. Specialmente se, tra i tanti che riguardano il Veneto, ce ne sono due che, per quanto ci si ragioni su, proprio non si riesce a comprenderli. Il primo riguarda le aziende agricole biologiche, e dice che nel 2013, a fronte di un aumento del volume d’affari, il loro numero (anziché aumentare: come sarebbe logico aspettarsi) si è ridotto. L’altro riguarda invece le concessioni edilizie per l’industria e l’artigianato – i capannoni praticamente – rilasciate nel periodo 2001-2009, e certifica che, a fronte di una cementificazione che supera i 111 milioni di metri cubi, l’occupazione industriale si è ridotta del 6,4% e, con essa, anche la ricchezza prodotta (-14%).

  Non so se avete capito bene. Da una parte aumenta il lavoro e diminuiscono le aziende, così dicono i dati di cui sopra, dall’altra il lavoro diminuisce e aumentano invece i capannoni (per farci che?). Ora, sui perché dell’uno e dell’altro, si possono fare mille congetture. Nel mondo dell’agro-biologico, per esempio, si potrebbe dire che è iniziato un processo di concentrazione a vantaggio delle aziende più “solide” (o solo più grosse: pesce grosso, si sa, mangia il più piccolo) o più semplicemente che i margini di guadagno nel comparto – anche a causa della delocalizzazione delle produzioni, cioè del fatto che i pomodori li acquistiamo dall’Olanda, i fagioli dalla Cina, eccetera – i margini utili dicevamo sono ormai talmente risicati che è meglio cambiar mestiere. Cosa che, oltretutto, coincide con un altro dato nazionale: il fatto che nel 2013, sempre nel silenzio generale, abbiano chiuso baracca addirittura il 14%  delle aziende agricole italiane.

Anche sull’ondata cementizia che ha seppellito il Veneto si possono fare mille congetture (investimenti edilizi fini a se stessi, manica larga di Comuni e piani regolatori, incapacità di prevedere la crisi, etc.), ma una cosa evidente, specie girando in auto da un’area industriale a un’altra, la si può dire senz’altro: nulla può giustificare, o giustificherà mai, uno spreco di territorio come questo.

Informazioni su Furio Stella

Giornalista, nato nel 1957 a Trieste, morto il 14 ottobre 2014. Ha lavorato a “Il Mattino di Padova”, di cui è stato vicecaposervizio del settore Sport, dal 1978 al 2013. Inviato del gruppo l’Espresso ai Mondiali di calcio 1990, ha collaborato con la Rai, “La “Stampa” e “Il Giorno”. Ha lavorato anche a “Il Centro di Pescara” e a “L’Alto Adige di Bolzano”. Nel 1995 ha fondato l’edizione italiana di “Nexus” di cui è stato direttore fino al 2004. Dal 2008 si occupa di “Effervescienza”, l’inserto scientifico del mensile “Biolcalenda”. Ha pubblicato la raccolta di racconti La casa dei molini a vento (Edizioni Andromeda, 2008) e il romanzo Il cameriere di Rocco (Edizioni La Torre ,2012). Ha scritto in collaborazione anche due libri sul calcio Padova, La vecchia signora di provincia (con Cellini e Trivellato, Edizioni Tipopadova 1980) e Calcio Padova 1910-2010, un sogno lungo un secolo (a cura di Toni Grossi, Il Mattino di Padova 2010).

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